Editoriali

Liberazione, lavoro e fascismo: il peso delle parole

rafbasket fondino

Confini è una delle parole che la storia stava cancellando e che invece oggi si vuole ripristinare


Il lungo ponte vacanziero ha svuotato di peso il valore di due giornate: 25 aprile e Primo maggio. In un colpo solo le parole ‘liberazione’ e ‘lavoro’ sono finite in mezzo a panini e birre ghiacciate. E così, non può stupire che poi ci si ritrovi sommersi dall’uso della parola ‘fascismo’.

Come ha sottolineato Furio Colombo aprendo la rassegna Fermo sui Libri, l’unico vero valore che può unire il Paese in questo momento è l’antifascismo. Che significa, semplicemente, essere dalla parte della libertà. Che poi si può riempire di tanti significati: condivisione, diritti, parità. Ma tutto deve partire dalla libertà. Che significa anche mobilità, che significa abbattimento di muri e confini.

Proprio confini è una delle parole che la storia stava cancellando e che invece oggi si vuole ripristinare. Ma il confine ha solo tre ragioni di esistere: per chi vuole isolarsi, per chi vuole evitare la possibilità di fuggire, per chi vuole fermare la civiltà che è fatta di integrazione.

Nel momento in cui si pensa all’Europa, Furio Colombo, che è anche il politico artefice della Giornata della Memoria, ha ricordato che bisogna pensare a due dati: secoli di guerre, settant’anni di pace. Il primo è riferito a quando l’Unione Europea non c’era, il secondo è frutto di scelte politiche che hanno portato anche politiche economiche negative ma hanno garantito quello che non c’era mai stato: l’assenza di guerre.

Il peso delle parole torna quindi prepotentemente in questa fase elettorale in cui slogan e promesse si alternano. Ma due parole non vanno mai dimenticate: liberazione e lavoro. La prima l’ha garantita l’antifascismo e l’ha resa più forte l’Europa; la seconda arranca, ma di certo non migliorerà facendo dell’Italia di nuovo lo stivale del continente. Di fronte a questo quadro, Colombo ha regalato un’altra perla a chi ha scelto di ascoltarlo: “Fascisti e fascistoidi non sono la maggioranza. Questo è sicuro. Ma è maggioranza chi è indifferente. E questo diventa il vero pericolo”. Che fare quindi? Ascoltare, studiare, viaggiare e magari non stare in silenzio mentre qualcuno ci racconta che l’altro è il male e il confine, la sbarra che torna a abbassarsi, è la soluzione.

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