Editoriali

Il Paese senza prevenzione

RAFserio

Quante parole dai politici dopo la tragedia. Quanti silenzi sprecati. Quante cerimonie bloccate o condotte fra il simbolico e il ridicolo, con inaugurazioni fatte con tanto di microfono ma dopo un minuto di raccoglimento. 
Parlano tutti mentre ci sono sei famiglie che piangono dei corpi fuori da una discoteca. Parlano perché al tempo dei social anche i politici diventano bulimici.
Parlano per non dire nulla. Anche perché per una volta ha ragione Salvini: "Non parliamo di stretta, di nuove leggi, perché basterebbe applicarle".
Mentre si accendono le luci di natale, si pensa ai piani sicurezza, si pensa ai controlli, si pensa ai tornelli obbligati anche per manifestazioni all'aperto e che invece scompaiono di fronte a una piccola discoteca.
Siamo così in Italia, il paese con le coscienze che si risvegliano dopo l'emergenza. È  accaduto dopo Torino, accadrà oggi. Ma stando al locale è accaduto dopo il terremoto quando improvvisamente eravamo tutti ingegneri, tutti a chiedere sicurezza. 
Poi, passa un anno o poco più, e si contestano le nuove scuole. Si contestano i fondi arrivati. Si contestano le scelte, anche gli interventi di messa  in sicurezza. Si contesta lo spostamento dal palazzo in centro purtroppo meraviglioso quanto insicuro. Si contesta in attesa di cosa? Della prossima emergenza, che oggi sembra lontana perché la terra non trema. Non si riesce a imparare in Italia, a prevenire il problema, siamo il Paese del "ma allora" che sa indignarsi e reagire, ma solo dopo l'emergenza. 
E allora, mentre piangiamo sei vite rubate forse dall'avidità, pensiamo alle scelte quotidiane, all'assenza  di visione, alla ricerca del colpevole. Che oggi è il gestore di un locale, domani sarà un sindaco che paga sempre per tutti, o come per il post sisma un presidente di Provincia lasciato senza soldi. Quando invece il vero responsabile è un sistema che sa reagire, ma non è in grado di prevenire e progettare.