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Fabrizio Lorenzi, lo speaker girovago innamorato della Sutor

Da tre anni parte il sabato da Arona e arriva a Montegranaro. Non viene pagato, neppure ringraziato, ma lo fa col sorriso: "All'inzio per amicizia con Gianmaria Vacirca, oggi per passione". Domenica sarà la sua ultima gara, a meno che la Triade per la prima volta non decida di parlarci e lo ricompensi con una targa e un applauso.

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di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO - Chissà quanti sanno, dentro al PalaRossini, chi è Fabrizio Lorenzi. Chissà quanti sanno, nel mondo della Sutor, chi è che in tre anni ha percorso 50mila chilometri di strada per amore della pallacanestro. Chissà quanti si saranno chiesti chi è la persona che con un microfono e la sua voce racconta la partita mentre i giocatori corrono in campo.

Questo articolo è dedicato a tutti quelli che non sanno e che invece dovrebbero sapere. Quelli che magari concorderanno che domenica sarebbe bello che per una volta il microfono lo prendesse qualcun altro per ringraziarlo di quanto fatto. Ma non accadrà e così…

Fabrizio Lorenzi è la voce del PalaRossini. È un ragazzo di Arona, in provincia di Novara, che tre anni fa si è fatto convincere con una telefonata a prendere la macchina e a venire fino a Porto San Giorgio per fare lo speaker di Sutor-Caserta.

“Sono il più scemo degli scemi” esordisce ridendo, come sorpreso della mia telefonata per un’intervista.

Lorenzi, ma perché fa lo speaker della Sutor?

“Come dimenticare la prima partita. Mi chiama Gianmaria Vacirca, a cui sono legato da profonda stima e amicizia, e mi dice: ‘Sono disperato, non puoi dirmi di noa. senza sapere cosa volesse, ho subito accettato e mi sono messo in auto. Era rimasto scoperto per la prima gara del campionato”.

Un aiuto last minute per una gara, ma qui parliamo di tre anni. Cosa è successo?

“E’ aumentata la passione e uno speaker di zona la Sutor non lo trovava. E così, sono rimasto. Per passione, lo ripeto, non per altro. Mi piace il basket, collaboro anche con Cavazzana (il terzo allenatore della Sutor ndr) e lo aiuto negli scout degli avversari. Passione e amicizia con Gianmaria”.

Ma poi Vacirca se ne è andato, mentre lei è rimasto?

“Mi sono consultato con le persone con cui collaboravo, quelle che erano legate a Gianmaria e ci siamo detti: ‘Dobbiamo finire la stagione al meglio’. Non è stato facile, anche perché andando via Vacirca ho perso tutti i contatti con i vertici della squadra”.

Per fortuna, però, è ben pagato. Non è vero?

“Mai ricevuto un euro. Mai un rimborso spese. Mai in tre anni che vengo a fare lo speaker per la Sutor. A dire il vero non ho neppure mai conosciuto la Triade”.

Ma dove vive, almeno ha un appartamento a Montegranaro?

“Macché. Vivo ad Arona. Parto ogni sabato pomeriggio, mi fermo a dormire a Riccione da alcuni amici che mi ospitano. Pranzo con loro la domenica e poi arrivo ad Ancona. Finita la partita, riprendo la mia auto e, in base a quanta red bull ho in corpo, arrivo a casa tra le due e le quattro del mattino. Così da tre anni”.

Tre anni da pendolare, non pagato, ma appassionato. Misteri del basket e dell’amicizia. Ma almeno ha imparato a fare lo scout?

“In questi anni ho affinato molto questo lavoro, che sento molto mio. Tanto lo devo a Jared Ralsky”.

Scusi, la fermo subito. Parla del Ralsky che è stato eliminato poche settimane l’uscita di Vacirca? Era davvero bravo?

“L’ho ospitato per tre settimane a inizio anno. È stata un’esperienza. Abbiamo visionato squadre di Legadue e di Eurolega, tutto quello che transitava per il Nord. È impressionante Ralsky, ha una conoscenza incredibile della pallacanestro e del mondo dello scouting. Era una vera macchina da guerra. In pochi mesi aveva già contattato tutti i presidenti e i dirigenti delle squadre italiane ed europee e con molti di loro si scambiava quotidianamente e-mail. È stato un grande errore privarsi di lui. Anche se era in difficoltà perché abituato all’America, in cui si programma e si ragiona sul lungo periodo, faceva difficoltà a capire il sistema italiano i cui tutto può crollare per una sconfitta. Ma se fossi un presidente lo chiamerei subito”.

Il momento più bello e quello più brutto della stagione?

“Vorrei dimenticare il post Biella. Quella sconfitta ha cambiato tutto. Vacirca era già teso dal pomeriggio, capivo che qualcosa non andava, ma non immaginavo. Caspita è stata anche l’unica gara che ha visto la mia ragazza, peggio non poteva andare. Invece, come bella immagine voglio ricordare la vittoria su Cantù. Inaspettata nella sua dimensione con quel +20 da grande squadra”.

Domenica arriva Siena, ultima di campionato. Sarà anche l’ultima di Fabrizio Lorenzi come speaker della Sutor?

“La distanza è troppa e poi, sinceramente, non ho ricevuto un cenno da nessuno. Domenica, per me, sarà una gara come le altre. Saluterò gi amici, persone che permettono alla Sutor ogni domenica di funzionare anche senza grossi guadagni economici, da Ciuti a Mochi, e riprenderò la mia auto per tornare a casa. Poi, si vedrà”.

Speriamo di vedere una targa, un ringraziamento, almeno un saluto per questo giovane sognatore del basket che durante la settimana lavora nel bar di famiglia sul lago Maggiore e nel fine settimana si trasforma in un corriere espresso di numeri, cifre, curiosità sugli avversari e parole solo per il bene della Sutor.

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